Per un piano comunale delle insegne


 

Nei centri urbani si sono progressivamente sommate infinite applicazioni esterne agli edifici: cartelli pubblicitari, colori spesso sbagliati, fili elettrici, pali della luce e via dicendo. Si tratta di elementi che inevitabilmente interagiscono con lo scenario urbano all’interno dei quali gli edifici stessi si trovano a essere collocati. L’interazione di queste applicazioni spesso altera l’immagine del centro urbano creando un aspetto sempre più trascurato e incidendo in modo negativo sulla composizione complessiva dello spazio: la mancanza di regole si traduce dunque in degrado e anche in perdita dei valori stessi di civiltà e di comunità.

 

Se negli anni si è minimamente acquisita una coscienza ambientale e una coscienza “verde in netto contrasto alle realizzazioni antropiche, tuttavia non è ancora stata ben delineata una visione e un indirizzo sulla “bellezza” degli elementi che interagiscono con il disegno architettonico.

 

 

La composizione degli elementi che agiscono su una facciata quanto è modificata dalle insistenze successive sulla facciata stessa? Esistono in pratica dei segni, spesso estranei all’architettura, che incidono negativamente sul bilancio composito e cromatico dell’ambiente urbano.

 

Si tratta senza alcun dubbio di un fenomeno di degrado che fa assomigliare i centri storici di quelle considerabili come grandi e importanti città alla peggiore periferia della più moderna e fatiscente metropoli di un paese non ancora sviluppato. Solamente nell’ultimissimo periodo, all’interno di un ben più ampio processo che dall’alto cerca di coinvolgere i diversi aspetti pianificativi di un centro urbano, si è parlato di controllo della paesistica complessiva.

In Italia così come più marginalmente in Sardegna si cominciano a comprendere le implicazioni positive che il nuovo sistema di organizzazione delle realtà urbane possono avere innanzitutto sul turismo e poi ancora sul sociale.

 

Il piano comunale delle insegne, così come il tanto sbandierato piano del colore (uno dei cavalli elettorali e post-elettorali dell’attuale Giunta Comunale di Cagliari), dovrebbe risolvere il problema in esame. Elaborando una pianificazione settoriale (sulle insegne dei negozi appunto) si controllerebbe la qualità urbana e ambientale formando una nuova idea comune di spazio urbano. La finalità è quella di garantire la graduale corretta sistemazione dei mezzi pubblicitari, salvaguardando le caratteristiche storico-architettoniche del preesistente e le caratteristiche morfologiche del tessuto urbano. 

 

Un esempio è ciò che accade a Milano nelle gallerie del Duomo: tanti negozi, tante pubblicità differenti e tanti marchi diversi che però adattano il proprio logo e la propria grafica a un disegno più ampio calato dall’amministrazione comunale che possa essere interpretato come un elemento caratteristico della zona in cui è inserito.  

 

 

Si rivaluta dunque il ruolo della pubblicità, il rapporto tra la pubblicità e il luogo, si rispetta l’architettura e la morfologia dell’area urbana.